lunedì 24 settembre 2018

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venerdì 7 settembre 2018

ESAME DELLE URINE: un esame prezioso

Prima di tutto… cosa sono le urine?


Potrebbe sembrare una domanda banale ma così non è. Spesso l’importanza delle urine e del loro studio è sottovalutata.

L’urina è il prodotto finale del “lavoro” dei reni.
Il compito dei reni è importantissimo perché
  • filtrano il sangue liberandolo dai prodotti di scarto (metaboliti) dannosi per l’organismo.
  • Regolano l’equilibrio idrico ed elettrolitico nei liquidi corporei mediante integrazione tra processi di filtrazione, riassorbimento, secrezione ed escrezione a livello del nefrone (unità funzionale del rene)
  • Partecipano al mantenimento dell’equilibri acido-base e quindi al mantenimento del corretto pH del sangue
  • Partecipano alla regolazione del volume dei liquidi nel corpo riassorbendo o eliminando l’acqua
  • Svolgono importanti funzioni endocrine secernendo diversi importati ormoni
  • Partecipano al metabolismo dei carboidrati.

L’urina, quindi, permette di allontanare dall’organismo le scorie dannose provenienti dalle attività dei reni.

Il loro attento esame di conseguenza non solo permette di valutare la funzionalità dei reni e delle vie urinarie (ureteri, vescica e uretra), ma anche la presenza di patologie metaboliche, infettive, neoplastiche, immunomediate, ecc…

Come si svolge l’esame delle urine?
L’esame delle urine si compone di tre fasi:
  • 1.    Esame Fisico
  • 2.    Esame Chimico
  • 3.    Esame Microscopico

Esame Fisico



L’esame fisico delle urine comporta la valutazione di

Colore: Il colore normale delle urine è giallo paglierino più o meno intenso a seconda della loro concentrazione, dell’alimentazione, dell’assunzione di particolari farmaci. Colori diversi da quello normale possono indicare la presenza di una patologia.

Aspetto: il normale aspetto delle urine è limpido. In caso l’aspetto sia torbido è bene effettuare un accurato esame microscopico del sedimento urinario.

Odore: la percezione di particolari tipi di odore possono orientare il Medico Veterinario verso particolari diagnosi differenziali.

Peso Specifico: è un parametro molto importante. Quando il valore del peso specifico rientra in un range di normalità, che varia a seconda della specie animale, indica un’adeguata capacità dei reni di concentrare le urine.
Valori differenti possono indicare la presenza di diverse patologie come ad esempio: diabete, insufficienza renale, infezioni, patologie metaboliche ecc…


Esame Chimico



L’esame chimico viene svolto attraverso l’utilizzo di strisce reattive che permettono di valutare la presenza nelle urine di
  • Glucosio
  • Bilirubina
  • Chetoni
  • Sangue
  • Urobilinogeno
  • pH
  • Nitrati
  • Leucociti
  • Proteine

Tutti questi parametri se attentamente valutati e associate a un’accurata visita clinica e ulteriori indagini diagnostiche possono portare alla diagnosi di numerose patologie.

Esame Microscopico




Questo parte dell’esame consiste nel centrifugare le urine ed esaminare la parte che rimane sul fondo della provetta: il SEDIMENTO.
E’ un esame che va SEMPRE fatto, anche nel caso in cui l’esame chimico e quello fisico risultino normali.
Permette di individuare la presenza di - sangue
                                                             - globuli bianchi
                                                             - cristalli
                                                             - cilindri
                                                             - cellule
                                                             - batteri
                                                             - parassiti, ecc…


Un’attenzione particolare alla PROTEINURIA

Che cosa si intende per Proteinuria?

Proteinuria significa presenza di proteine nelle urine.
Normalmente le proteine presenti nel sangue non sono in grado di passare il filtro dei reni, di conseguenza sono presenti nelle urine solo in piccolissima quantità (tracce).
In varie condizioni patologiche l'apparato di filtrazione del rene non è più in grado di trattenerle, consentendone la perdita nelle urine. 
Qualche volta i pazienti con proteinuria presentano sintomi evidenti, ma il più delle volte non presentano sintomi.
La misurazione della proteinuria con le comuni strisce reagenti non è molto attentibile in quanto può essere influenzata dalla maggiore o minore concentrazione delle urine (urine più diluite possono mascherare un’importante proteinuria, urine più concentrate possono evidenziare una grave proteinuria non realmente esistente) e dal loro colore.
Un metodo molto più preciso è la misurazione del rapporto PU/CU (proteine urinarie/creatinina urinaria).

Cos’è la creatinina urinaria?
La creatinina è il prodotto finale del metabolismo della creatina (principale fonte di energia per i muscoli), viene riversata nel circolo ematico e viene filtrata dal rene. Se però il rene non funziona correttamente, non riesce ad eliminare la creatinina in maniera appropriata. Per questo motivo la creatinina viene utilizzata per valutare la capacità dei reni di filtrare il sangue.

Per questo motivo misurare il rapporto tra le proteine e la creatinina che vengono espulse con le urine, permette di avere un dato molto più preciso del livello di proteinuria.

Alcuni limiti delle strisce reattive per l’esame delle urine.


Purtroppo le strisce reattive per l’esame delle urine, sebbene siano molto comode, presentano dei limiti.

Il metodo che utilizzano queste strisce è un metodo “colorimetrico” (a ogni colore corrisponde un risultato). 
La lettura del colore assunto dalle strisce però può essere influenzato dall’illuminazione ambientale, dall’interpretazione visiva del Medico e anche dal tempo d’attesa prima della lettura dei risultati che può essere differente per ogni parametro.
In aggiunta a tutto questo le strisce reagenti non sono in grado da sole di calcolare il rapporto PU/CU.

Per ovviare a questi problemi per un esame che è ormai ampiamente dimostrato, essere molto importante, nel nostro ambulatorio si è deciso di investire su un’apparecchiatura diagnostica in grado non solo di esaminare le strisce reattive eliminando le interferenze e standardizzando i risultati; ma anche di calcolare il rapporto PU/CU.



IL CONSIGLIO DEL MEDICO VETERINARIO

Come spiegato sopra l’esame delle urine è un’indagine diagnostica molto importante. 
Non è una procedura dolorosa e al tempo stesso può fornirci numerose preziose informazioni riguardanti la salute dei nostri amici a quattro zampe.

Proprio per questo un esame delle urine andrebbe effettuato non solo in caso si notino anomalie nel colore delle urine o nella frequenza con cui vengono emesse, ma anche come normale controllo soprattutto in animali non più giovani.



martedì 1 maggio 2018

FILARIA: Cos'è? Cosa fa? Come si Previene?


La filariosi cardiopolmonare, o filaria, è una patologia parassitaria trasmessa da un vettore (in questo caso la zanzara) che, tramite la puntura, prima si infetta e poi inocula il parassita ad un animale sano.
L’ospite naturale di D. immitis è il cane, ma l’infestazione può interessare altre trenta specie di mammiferi selvatici e domestici tra cui il gatto e si diffonde con l'arrivo dei primi caldi primaverili/estivi (da aprile a ottobre), cioè dal momento in cui compare la zanzara.
Numerose specie di zanzare sono in grado di trasmettere l’infestazione, tra cui Aedes albopictus, la cosiddetta “zanzara tigre” che si differenzia dalle altre specie per l’abitudine ad effettuare il pasto di sangue nelle ore diurne.




La malattia può essere causata da due parassiti della stessa famiglia che sono:
  • Dirofilaria immitis (forma cardiopolmonare);
  • Dirofilaria repens (forma cutanea).

Questi due parassiti hanno forme molto simili, sono dei vermi piccoli, tondi, bianchi che possono raggiungere anche i 30 cm di lunghezza.




La filaria è attualmente più diffusa nel nord Italia, soprattutto nelle regioni della Pianura Padana, infatti in questi luoghi l'innumerevole presenza di foci d'acqua sono un abitato ideale per la riproduzione della zanzara con conseguente aumento di trasmissione della patologia. Purtroppo però la diffusione della malattia sembra essere sempre più alta colpendo anche regioni come la Toscana, la Sardegna, la Campania, la Sicilia e altre.




Dal momento del contagio la filariosi può rimanere silente per diversi mesi, in quanto per manifestare i sintomi, il parassita ha bisogno di crescere.

TRASMISSIONE

Come abbiamo già detto in precedenza il parassita della filaria, si trasmette tramite la puntura di zanzara. Praticamente avviene questo:
  1. La zanzara fa il suo pasto di sangue su un soggetto malato, ingerendo così le microfilarie;
  2. Al suo interno le larve maturano raggiungendo i successivi stadi larvali;
  3. A questo punto la zanzara attraverso la saliva, trasmette il parassita ad un soggetto sano;
  4. Le larve, una volta all'interno dell'animale, maturano ancora raggiungendo la forma adulta (in circa 3-4 mesi) e si localizzano nel cuore e nelle arterie polmonari;
  5. Queste forme adulte possono riprodursi rilasciando microfilarie nel circolo sanguineo che infesteranno nuovamente la zanzara ed il ciclo ricomincerà.


SINTOMI

La filariosi nel cane ha un decorso molto lento, infatti possono passare diversi mesi dal momento dell'inoculazione del parassita alla comparsa dei primi sintomi. Questi comprendono:
  • Prurito;
  • Noduli sottocutanei;
  • Stanchezza e apatia;
  • Anemia;
  • Tosse;
  • Inappetenza;
  • Difficoltà respiratoria.

I sintomi della filariosi nel cane sono causati dalla formazione di questi grandi vermi all'interno del cuore e dell’arteria polmonare con alterazione del sistema cardiocircolatorio.



Il Gatto è ospite suscettibile ma non ideale per D. immitis, che raramente in questa specie arriva a riproduzione (la microfilariemia è perlopiù assente o transitoria e con un’aspettativa di vita più breve (2-3 anni) rispetto al cane (5-6 anni)).
Il basso numero di larve infestanti che giunge a maturazione, le caratteristiche comportamentali del gatto che lo rendono meno esposto all'azione dell’ospite intermedio e la diversa associazione tra ditteri vettori e questa specie animale, fanno sì che le infestioni naturali siano sostenute da un basso numero di parassiti (mediamente da 1 a 6).

Nonostante queste premesse l’importanza clinica della filariosi cardiopolmonare in questa specie è notevole poiché, in relazione alle sue ridotte dimensioni corporee, anche un’infestione sostenuta da pochi parassiti è da considerarsi grave in termini di rapporto tra la biomassa del parassita e quella dell’ospite, in grado di mettere a rischio la sopravvivenza del soggetto: i piccoli volumi delle camere cardiache destre e del circolo arterioso polmonare ed il loro ridotto circolo collaterale nel gatto fanno sì che anche pochi parassiti possano creare improvvisi e gravi scompensi cardiopolmonari che possono portare a morte il soggetto infestato prima di poter intervenire con una adeguata terapia.
Questa patologia ha un andamento degenerativo cronico, si passa infatti da una forma subclinica/asintomatica fino ad arrivare, nelle situazioni più avanzate, a forme gravi e se non diagnosticata in tempo anche a morte dell'animale.
Il decorso clinico della malattia nel gatto presenta notevoli differenze rispetto al cane.
La diversa reattività individuale dell’ospite parassitato si traduce dal punto di vista sintomatologico in quadri clinici polimorfi, ambigui, non facilmente identificabili né tanto meno assimilabili a quelli di comune riscontro nella specie canina.
Pur considerando le difficoltà di schematizzazione di una patologia così complessa come la filariosi cardiopolmonare, si possono riscontrare soggetti totalmente asintomatici, o scarsamente sintomatici, accanto a sintomatologie di tipo acuto o iperacuto e sintomatologie croniche.

DIAGNOSI

 

Solitamente i sintomi, associati ad esame rapido e ad eventuale citologia del sangue (goccia spessa), sono patognomonici della patologia. Vengono comunque richiesti anche esami del sangue di base, una radiografia del torace e un’ecocardiografia per valutare lo stadio della patologia ed iniziare una corretta terapia.

TERAPIA

Se presa in tempo la malattia oggi può essere curata, anche se la terapia è lunga e complessa, soprattutto se il parassita ha già colonizzato il cuore e l’arteria polmonare.
La scelta della terapia viene fatta dal Medico Veterinario in base alle condizioni cliniche del paziente, alla gravità dell’infestazione e valutando i rischi/benefici di ogni approccio terapeutico. Talvolta è necessario ricorrere anche alla chirurgia per rimuovere le filarie adulte dalle camere cardiache e dall'arteria polmonare.

PREVENZIONE 

 

Tramite degli specifici farmaci, da somministrare mensilmente durante il periodo estivo (da aprile a novembre), riusciamo ad eliminare il parassita prima che questo possa far danni nell'animale infestato. In Italia sono presenti farmaci a base di milbemicina ossima, moxidectina, selamectina, ed ivermectina. Grazie anche a questi sistemi siamo riusciti a rallentare la diffusione della filariosi.
Non esiste attualmente un vaccino contro la filaria, ma può essere somministrato in iniezione un farmaco che ha efficacia per tutto il periodo estivo.
È da notare il fatto che negli anni la durata della “stagione della filaria” ha teso ad allungarsi sempre più.

Fortunatamente esiste un efficace sistema di prevenzione che potete adottare senza problemi, quindi ricordatevi sempre di contattare il vostro Medico Veterinario ad inizio primavera che vi spiegherà cosa dovete fare per evitare che il vostro animale contragga questa grave infestazione.


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giovedì 12 aprile 2018

PROCESSIONARIA: cosa fare se il vostro animale mangia una larva di processionaria.


La primavera sta arrivando e le temperature si stanno inesorabilmente alzando, facendo tornare in circolazione molti insetti. 
Tra questi, molto pericolosa per i nostri animali e per noi stessi, troviamo la processionaria. In realtà il momento in cui questo insetto è pericoloso per l'uomo e per gli animali è durante la forma larvale, a causa della presenza di questi peli urticanti disposti sulla sua superficie. La processionaria vive su pini, querce e alcuni volte anche su noccioli, cedri, castagni e faggi.


Il nome processionaria deriva dal fatto che questi insetti amano spostarsi uno dietro l'altro come fosse appunto una processione.



Sembra banale e scontato ma se il vostro animale mangia o viene a contatto con una processionaria la prima cosa da fare è contattare subito il vostro veterinario e dirigersi verso il suo ambulatorio. 
Si perché la peluria presente sul corpo delle processionarie ha un azione irritante con conseguente necrosi e morte del tessuto con cui entra in contatto.

I SINTOMI

Tutti i sintomi che può avere il cane sono legati ai peli urticanti della processionaria, che possono localizzarsi nel naso se il pelo viene aspirato mentre il cane è intento ad annusare tra l'erba, sulla bocca e il resto della cavità orale se viene presa per un attimo con la lingua, e all'apparato gastro-intestinale se addirittura viene mangiata (situazione più grave).
Il contatto delle mucose con il pelo urticante causa una violenta necrosi della zona colpita (morte delle cellule del tessuto).



 I sintomi della processionaria nel cane possono essere:

·  Ipersalivazione
·  Dolore
·  Febbre
·  Infiammazione acuta della cavità orale, esofago e stomaco
·  Edema della glottide
·  Diarrea con sangue
·  Vomito con sangue
·  Dolore addominale
·  Scolo nasale
·  Ulcere
·  Anoressia(mancanza di appetito)
·  Necrosi della lingua o parte di essa.

Se la processionaria viene toccata solo con la lingua la reazione sarà principalmente locale, con ulcera nel punto di contatto che più avanti potrebbe andare in necrosi con conseguente caduta di una parte della lingua (che naturalmente non ricrescerà). In questo caso però, se la porzione colpita è piccola, l'animale non avrà grossi problemi, a parte il dolore iniziale, l'ipersalivazione e l'infiammazione acuta.
Se invece la processionaria viene mangiata completamente dal cane o i peli raggiungono lo stomaco possono esserci gravi complicanze, con lesioni gastriche, vomito e diarrea con sangue e nei casi più gravi morte dell'animale.

COSA FARE SE IL NOSTRO ANIMALE MANGIA UNA PROCESSIONARIA

Il pericolo più grande per il cane che viene a contatto con la processionaria è l'infiammazione acuta della lingua che può aumentare così tanto di volume causando addirittura il soffocamento. Per questo motivo la prima cosa da fare è avvertire subito il veterinario e correre nella sua struttura. Nel frattempo l'unica cosa che possiamo fare è:
  1. Portare sempre con se una bustina di bicarbonato;
  2. Mischiare bicarbonato con l'acqua;
  3. Cercare di pulire la zona con cui il cane è avvenuto in contatto con la processionaria, facendo molta attenzione a non far ingerire i peli urticanti al cane;
  4. Utilizzare sempre dei guanti protettivi per effettuare il lavaggio;
  5. Utilizzare una siringa senza ago per raggiungere i punti più difficili.
A questo punto una volta raggiunto il vostro veterinario, verrà valutata la lesione, se necessario effettuati altri lavaggi in sedazione e un'immediata terapia antinfiammatoria cortisonica e un antibiotico di copertura. 
Le lesioni possono essere inoltre essere trattate con gel locali. 
Se invece i peli della processionaria sono arrivati nello stomaco, il veterinario consiglierà il ricovero immediato.
Passata la fase acuta la situazione dovrebbe pian piano migliorare, con il ritorno dell'appetito, la scomparsa del dolore e in alcuni casi la perdita della porzione della lingua venuta a contatto con la processionaria.
Purtroppo non esiste alcun mezzo di prevenzione, bisogna solo fare particolarmente attenzione a cosa annusa il vostro cane nel periodo che va da fine febbraio a fine maggio nei parchi in cui sono presenti molti pini.

E se la processionaria è presente sugli alberi del vostro giardino?
Ci sono appositi pesticidi coi quali irrorare le larve stesse, e tra i vari modi per combattere la presenza di questo brutto insetto ci sono la lotta meccanica che distrugge le larve tagliando le cime, la lotta guidata, con i feromoni, la lotta biologica e biotecnologica, a base di Bacillus thuringiensis, ssp. Kurstaki o di trappole a feromoni, se non della formica rufa, nemico naturale di questo insetto. Ci sono anche interventi chimici molto “strong” con larvicidi come il diflubenzuron.
Il consiglio è comunque quello di rivolgersi al più presto a ditte specializzate in disinfestazione.

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venerdì 30 marzo 2018

IL PEDIGREE: cos'è, a cosa serve, perchè è importante.



Il pedigree è il certificato di iscrizione a uno dei Registri del Libro genealogico. Viene emesso e stampato esclusivamente nella sede centrale dell’ENCI e viene spedito all’allevatore o alla Delegazione ENCI di competenza territoriale del nuovo proprietario del cucciolo se questo viene indicato all’atto della presentazione della domanda di iscrizione. 


Tra le altre cose, nel pedigree sono annotati:
  • i dati anagrafici e identificativi del cane (razza, nome, sesso, data di nascita, colore 
    del mantello, microchip);
  • il numero d’iscrizione ad uno dei Registri di cui si compone il Libro genealogico;
  • la genealogia del cane (genitori, nonni, bisnonni e trisnonni);
  • chi, tra gli antenati, è stato campione di bellezza o di lavoro in Italia o all’estero e ha conseguito risultati in prove, brevetti, selezioni e/o è stato sottoposto a controlli sanitari per le displasie.
  • i dati anagrafici del proprietario e dell’allevatore.
  • I diversi passaggi di proprietà avuti del cane.




Sul Libro genealogico on line che è accessibile a tutti dal sito dell’ENCI (www.enci.it) potranno essere trovate numerose altre informazioni e correlazioni utili.
Il certificato genealogico (o pedigree) garantisce che l’iscrizione del cane sia avvenuta secondo le procedure che scaturiscono direttamente dalla normativa emanata per decreto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.  In caso di smarrimento, l’iscrizione al Libro genealogico tenuto dall’ENCI aiuta la rintracciabilità del cane indipendentemente dalla Regione in cui è stato smarrito. L’allevatore con affisso ENCI si impegna inoltre a far riprodurre cani sani, privi di malattie manifeste o patologie ereditarie.
Un cane sprovvisto di pedigree emanato dall’ENCI non può essere considerato un “cane di razza”, anche se morfologicamente simile e non potrà partecipare alle manifestazioni ufficiali (esposizioni, prove di lavoro, ecc). Sarà inoltre ben difficile che un allevatore accetti di accoppiare il proprio cane con un soggetto di cui si sa poco e su cui non si hanno notizie verificabili circa  la corretta selezione e le origini. I cuccioli eventualmente prodotti non possono inoltre essere automaticamente iscritti al Libro genealogico.
Le tariffe previste per ottenere il pedigree sono riportate in chiaro sul sito ufficiale dell’ENCI (www.enci.it) e non sono certamente elevate. 
Diffidate dunque di chi vende un cucciolo di razza senza pedigree o con un notevole rincaro se volete il certificato, perché un allevatore serio lo considera parte integrante del prezzo del cucciolo.
Per la legislazione italiana la vendita di cani proposti come “di razza”, senza che questa qualità sia attestata dal pedigree, è vietata dal Decreto Legislativo n. 529 del 30 dicembre 1992.